Nel Paese dei ciechi beato a chi c'ha 'n'occhio!
Ma quanto è realmente utile quell'occhio se vede le stesse cose che vedono gli altri? Mi ponevo proprio oggi questa domanda, o qualcosa di simile, mentre guardavo il profilo instagram di uno con un buon occhio che fa le foto che fanno tutti quelli con un buon occhio.
È un po' come quando entri in un centro commerciale: c'è tutto quello che ti potrebbe servire, però se non fossi entrato proprio in quello, ma in un altro centro commerciale, avresti trovato lo stesso identico "tutto quello che ti può servire".
A cosa serve avere un buon occhio per la fotografia se poi fai le foto che fanno tutti? Ha senso fare una foto, quando chiunque altro avrebbe potuto farla, identica, al posto tuo?
Lo so, sono ragionamenti che non andrebbero neanche lontanamente applicati a instagram, però trovo veramente noiose le cose fatte per ottenere consensi e a qualcuno dovevo pur dirlo, quindi beccateve 'sto pippone.
Ah, nel frattempo hanno annullato il matrimonio di Valeria Marini, perché il nonpiùmarito è cambiato il giorno dopo del matrimonio, era già sposato in chiesa e aveva svariati figli che le teneva nascosti. E per fortuna che ieri sera Vespa l'ha intervistata a Porta a Porta, perché se aspettavo che me lo dicevate voi, avoja a quanto dovevo aspettà pe' sapello!
Comunque secondo me è colpa delle scie chimiche se lui è cambiato, oppure so' stati i zingheri che hanno rapito il marito vero il giorno del matrimonio e hanno lasciato il gemello cattivo alla pora Valeria.
E se, invece, è colpa di un vaccino per il controllo mentale?
Purtroppo non lo sapremo mai.
Per fortuna che papa Francesco ha detto a quelli della Sacra Rota de dasse una mossa co' 'sti annullamenti, ché così Valeria, appena scoperto l'inganno, s'è potuta liberà da 'sto matrimonio finto. Anche perché vole fa' un fijo prima dei cinquant'anni e c'è quasi arrivata, si non era tanto sveja, capace che quello la incastrava pe' 'n'altri du' anni e non sgravava più. Perché voi la fate semplice, sete faciloni, ma non ce pensate ai bambini? Perché nessuno pensa ai bambini?!
Ma semo proprio sicuri che chi c'ha 'n'occhio sta tanto mejo quelli cecati cecati, ma cecati... proprio cecati... ciechi?
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giovedì 2 aprile 2015
venerdì 10 maggio 2013
quando la statistica tira pacchi
Se c'è una cosa che non ho mai capito, questa è la statistica; o meglio, capisco che in alcuni casi può risultare quasi utile fare delle previsioni più o meno attendibili, ma la cosa che non mi sono mai spiegato è perché devo fare delle previsioni sui lanci di un dado se non gioco a DnD e non vado al casinò? Che poi, pure se ci giocassi, alla fine mi renderei conto che tanto le previsioni non ci azzeccano, perché c'è sempre quella probabilità d'errore, approssimativamente calcolabile, ma non eliminabile.
Il motivo per il quale, ormai da tempo, mi pongo queste domande sulla statistica è presto detto: Affari Tuoi*.
Ebbene sì, quando ceno sono costretto, volente o nolente, ad avere come sottofondo le "simpaticissime battute" di quel "bravissimo conduttore" che è Max Giusti**, oltretutto in realtà nessuno segue lo svolgimento del programma, ma non si può eliminare, né fisicamente né televisivamente.
Ora, se non siete appassionati spettatori di questoabominio programma televisivo (tra l'altro, beati voi), forse non conoscerete il più volte medaglia olimpica*** Andrea Matiacic, e non lo conoscete soprattutto perché le Olimpiadi erano quelle della Matematica, quindi ora ve lo presento:
Tornando alla mia non comprensione della statistica in toto, vorrei dire che la mia poco affinità con la materia si basa sulla consapevolezza che, sebbene sia possibile fare una previsione più o meno attendibile in merito al verificarsi o meno di un singolo evento, non si può prevedere quale sarà il percorso che genererà o non genererà quello specifico caso; per esempio, tornando ad Affari Tuoi, il nostro eroe della statistica non può prevedere lo svolgimento di ogni partita, egli può solo definire puntualmente (a volte anche a posteriori, ma così so' boni tutti) le probabilità che un dato evento si presenti o non si presenti, basandosi sulle passate esperienze. Questo approccio, in sostanza, fa sì che ogni partita sia sostanzialmente un caso a se stante, un unicum tra le infinite combinazioni possibili di percorsi.
Se ora paragoniamo una partita ad Affari Tuoi all'intera vita di un Mario qualsiasi, vediamo chiaramente che la statistica, all'atto pratico, risulta essere del tutto inutile, soprattutto perché ogni Mario che viene al mondo sa che la sua partita si chiuderà all'apertura del medesimo pacco e, in questo caso più che mai, l'importante non è il risultato, ma la strada fatta per arrivare ad aprirlo.
*sì, "il gioco dei pacchi"
**ma, dico, non poteva continuare a fare il comico/imitatore, che gli riusciva pure abbastanza bene?
***o quantomeno così dicono, ma non so se fidarmi, perché, facendo una ricerca di circa 23 secondi, ho trovato solo questa fonte
****fonti: Wikipedia, questa e questa qui pure
Il motivo per il quale, ormai da tempo, mi pongo queste domande sulla statistica è presto detto: Affari Tuoi*.
Ebbene sì, quando ceno sono costretto, volente o nolente, ad avere come sottofondo le "simpaticissime battute" di quel "bravissimo conduttore" che è Max Giusti**, oltretutto in realtà nessuno segue lo svolgimento del programma, ma non si può eliminare, né fisicamente né televisivamente.
Ora, se non siete appassionati spettatori di questo
Andrea Matiacic nasce a _________ il __/__/1984, nulla è dato sapere degli anni antecedenti al 2001, anno in cui afferma:Insomma, lui è un po' l'Istat di Affari Tuoi, e cerca di giustificare con i suoi "accade circa una volta su 2500", "ha il 2% di probabilità di..." o "questo non succedeva da 37 puntate" un gioco che (ribadendo che lo trovo brutto brutto in modo assurdo) risulta essere sostanzialmente basato sul culo.
"Ho da poco compiuto i 17 anni e frequento il Liceo scientifico 'Preseren' di Trieste.
La Matematica è stata per me prima di tutto un divertimento, poi una sfida e un modo di conoscere tante persone interessanti.
Questo è il secondo anno che partecipo ai Giochi matematici della Bocconi, ma ho già preso parte per tre volte di seguito alle finali nazionali delle Olimpiadi della Matematica a Cesenatico e quest'anno sono stato tra gli invitati a Cortona.
Sono alto 1 metro e 95 cm, gioco a pallacanestro e faccio parte di un gruppo scoutistico, attività cui sono legati tanti altri bei momenti della mia vita, e quando posso suono il piano."
Nello stesso anno ricopre il ruolo di centrale in una squadra di basket a caso. Agli anni del liceo segue un anno (non si sa quale) di studio alla Scuola Normale Superiore di Pisa, dopodiché buio totale fino al 23 gennaio 2006, quando Antonella Clerici lo fa comparire in qualità di esperto (di cosa non è chiaro), nella sua edizione di Affari Tuoi. Finito il 2006 scompare di nuovo per riapparire, stesso posto stesso ruolo, nel 2011, e da allora sta sempre lì, facendo interventi come i due che potete ammirare qui e qui.****
Tornando alla mia non comprensione della statistica in toto, vorrei dire che la mia poco affinità con la materia si basa sulla consapevolezza che, sebbene sia possibile fare una previsione più o meno attendibile in merito al verificarsi o meno di un singolo evento, non si può prevedere quale sarà il percorso che genererà o non genererà quello specifico caso; per esempio, tornando ad Affari Tuoi, il nostro eroe della statistica non può prevedere lo svolgimento di ogni partita, egli può solo definire puntualmente (a volte anche a posteriori, ma così so' boni tutti) le probabilità che un dato evento si presenti o non si presenti, basandosi sulle passate esperienze. Questo approccio, in sostanza, fa sì che ogni partita sia sostanzialmente un caso a se stante, un unicum tra le infinite combinazioni possibili di percorsi.
Se ora paragoniamo una partita ad Affari Tuoi all'intera vita di un Mario qualsiasi, vediamo chiaramente che la statistica, all'atto pratico, risulta essere del tutto inutile, soprattutto perché ogni Mario che viene al mondo sa che la sua partita si chiuderà all'apertura del medesimo pacco e, in questo caso più che mai, l'importante non è il risultato, ma la strada fatta per arrivare ad aprirlo.
*sì, "il gioco dei pacchi"
**ma, dico, non poteva continuare a fare il comico/imitatore, che gli riusciva pure abbastanza bene?
***o quantomeno così dicono, ma non so se fidarmi, perché, facendo una ricerca di circa 23 secondi, ho trovato solo questa fonte
****fonti: Wikipedia, questa e questa qui pure
mercoledì 18 gennaio 2012
c'è una formula matematica per tutto
Recentemente qualcuno mi ha detto:
Ma quali sono i fattori necessari alla trombata casuale?
Da approfonditi studi sul campo, ho compreso quanto l'appetibilità sessuale maschile implichi il verificarsi della trombata casuale (da ora in poi Evento), difatti, risulta ancora da provare l'esistenza di un uomo che possa definire non appetibile una qualsiasi preda sessuale.
A questo punto dobbiamo iniziare dalla definizione di livello di appetibilità sessuale maschile (LASM). Poiché risulta immediatamente evidente che la metodologia classica di utilizzare i numeri da 1 a 10 per valutare la "scopabilità" (scusate i termini tecnici, ma a volte sono necessari) di un soggetto non si riusciva a coprire tutte le differenti gradazioni di quantità di LASM, infatti questo metro di valutazione risultava evidentemente troppo impreciso, sono state create dieci differenti categorie; ogni essere umano di sesso maschile rientra in una di queste e, all'interno della propria categoria di appartenenza, riceve l'antica valutazione da 1 a 10 che stabilisce il livello di LASM a sua disposizione.
Ora, affinché l'Evento si realizzi, bisogna far entrare in gioco il/la partner sessuale da appioppare all'uomo valutato nel modo sopra descritto. Come ci insegnano le più banali leggi di mercato, anche per l'Evento è valida una sorta di legge della domanda e dell'offerta: l'Evento si verifica quando la somma tra LASM e quoziente di voglia (QDV) del/la partner risulti maggiore o uguale al 100.
Il QDV si calcola in questo modo*:
dove:
Etot è l'età del soggetto preso in esame;
Ev l'età del soggetto alla sua prima volta;
Na il numero di volte in cui il soggetto ha fatto sesso nei 12 mesi antecedenti al calcolo del QDV;
Ntot il numero totale di volte in cui il soggetto ha fatto sesso.
A questo punto abbiamo tutti i parametri necessari; esprimendo sia il LASM che il QDV in percentuale possiamo agevolmente comprendere quando e con quale possibilità si potrebbe realizzare l'Evento.
Studi di settore hanno evidenziato che al di sotto dell'80% è consigliabile abbandonare ogni speranza.
Forniamo ora ai nostri lettori un comodo CalcolaLASM tascabile, realizzato con la preziosa e irrinunciabile collaborazione dell'ancora non abbastanza noto Dave:
Utilizzarlo è semplicissimo: basta osservare il soggetto da valutare, identificarne la categoria di appartenenza (da Calderoli ad Ashton Kutcher) e dargli un voto da 1 a 10.
Utilizzando il CalcolaLASM posso dire di essere un 8, un Magalli da 8; questo significa che per far realizzare l'Evento devo imbattermi in un QDV pari ad almeno 52.
Ora fatevi qualche calcolo e, se superate il fatidico 52, contattatemi.
NB: i risultati appena espressi non dipendono dal sesso del/la partner, ma bisogna ricordare che per gli uomini il livello minimo di QDV è pari a 10.
*formula valida se e solo se Etot > Ev
"Non ti angosciare per il casino: è la vita. Vedi, io se qualcuno per caso mi tromba, non mi pongo problemi per un po', me ne sto quieta e serena per almeno una settimana. La soluzione è quella, bert, fidati."Vorrei solo dire che io lo so che quella proposta è la soluzione a tutti i mali del mondo, ma ci sono alcune cose che rendono il tutto meno facile di come potrebbe sembrare, perché per far capitare casualmente taluni eventi, per esempio quelli appena citati, è necessaria la coincidenza di alcuni fattori. Per esempio, Fiordaliso deve essere in menopausa per fare la pubblicità di kilocal donna; senza la prima condizione (menopausa) non si sarebbe verificato l'evento finale (spot).
Ma quali sono i fattori necessari alla trombata casuale?
Da approfonditi studi sul campo, ho compreso quanto l'appetibilità sessuale maschile implichi il verificarsi della trombata casuale (da ora in poi Evento), difatti, risulta ancora da provare l'esistenza di un uomo che possa definire non appetibile una qualsiasi preda sessuale.
A questo punto dobbiamo iniziare dalla definizione di livello di appetibilità sessuale maschile (LASM). Poiché risulta immediatamente evidente che la metodologia classica di utilizzare i numeri da 1 a 10 per valutare la "scopabilità" (scusate i termini tecnici, ma a volte sono necessari) di un soggetto non si riusciva a coprire tutte le differenti gradazioni di quantità di LASM, infatti questo metro di valutazione risultava evidentemente troppo impreciso, sono state create dieci differenti categorie; ogni essere umano di sesso maschile rientra in una di queste e, all'interno della propria categoria di appartenenza, riceve l'antica valutazione da 1 a 10 che stabilisce il livello di LASM a sua disposizione.
Ora, affinché l'Evento si realizzi, bisogna far entrare in gioco il/la partner sessuale da appioppare all'uomo valutato nel modo sopra descritto. Come ci insegnano le più banali leggi di mercato, anche per l'Evento è valida una sorta di legge della domanda e dell'offerta: l'Evento si verifica quando la somma tra LASM e quoziente di voglia (QDV) del/la partner risulti maggiore o uguale al 100.
Il QDV si calcola in questo modo*:
Etot è l'età del soggetto preso in esame;
Ev l'età del soggetto alla sua prima volta;
Na il numero di volte in cui il soggetto ha fatto sesso nei 12 mesi antecedenti al calcolo del QDV;
Ntot il numero totale di volte in cui il soggetto ha fatto sesso.
A questo punto abbiamo tutti i parametri necessari; esprimendo sia il LASM che il QDV in percentuale possiamo agevolmente comprendere quando e con quale possibilità si potrebbe realizzare l'Evento.
Studi di settore hanno evidenziato che al di sotto dell'80% è consigliabile abbandonare ogni speranza.
Forniamo ora ai nostri lettori un comodo CalcolaLASM tascabile, realizzato con la preziosa e irrinunciabile collaborazione dell'ancora non abbastanza noto Dave:
Utilizzarlo è semplicissimo: basta osservare il soggetto da valutare, identificarne la categoria di appartenenza (da Calderoli ad Ashton Kutcher) e dargli un voto da 1 a 10.
Utilizzando il CalcolaLASM posso dire di essere un 8, un Magalli da 8; questo significa che per far realizzare l'Evento devo imbattermi in un QDV pari ad almeno 52.
Ora fatevi qualche calcolo e, se superate il fatidico 52, contattatemi.
NB: i risultati appena espressi non dipendono dal sesso del/la partner, ma bisogna ricordare che per gli uomini il livello minimo di QDV è pari a 10.
*formula valida se e solo se Etot > Ev
mercoledì 19 ottobre 2011
ripetitività
E se ieri avete conosciuto Bimbominkia, oggi vi presento Dabimbominkiaaitaliano.
Questa personalità è povera di contenuti, solitamente si limita a tradurre (male) e ripetere le parole della sua controparte bimbominkiosa, senza cercare di formulare concetti originali... non che quelli di Bimbominkia siano poi così originali o articolati.
Segue una traduzione approssimativamente letterale dei concetti espressi ieri da Bimbominkia:
Questa personalità è povera di contenuti, solitamente si limita a tradurre (male) e ripetere le parole della sua controparte bimbominkiosa, senza cercare di formulare concetti originali... non che quelli di Bimbominkia siano poi così originali o articolati.
Segue una traduzione approssimativamente letterale dei concetti espressi ieri da Bimbominkia:
Dabimbominkiaaitaliano è una personalità veramente inutile e ripetitiva."Mi ci sono voluti alcuni giorni per elaborare il mio pensiero in merito agli scontri avvenuti a Roma sabato scorso.Ero e sono troppo schifato per riuscire a dire cosa penso di tutto ciò, l'unico pensiero che ho chiaro in mente è che l'atteggiamento della nostra "classe politica" non si differenzia poi molto da quello dei famigerati black bloc (o anarco insurrezionalisti o, come piace chiamarli a me, coglioni).Alcuni hanno detto che il disagio giovanile che ha scaturito, e probabilmente scaturirà nuovamente, insensate ondate di violenza è comprensibile, io credo che ci sia un minimo di verità in questa affermazione (fermo restando che quello non trovo comprensibile sono le conclusioni alle quali sono giunti i "giovani disagiati"), dopotutto il periodo non è dei più rosei sotto molti punti di vista e un giovane che vuole cercare un minimo di indipendenza e stabilità economica sa bene che ha due sole alternative di fronte a sé:1) aspettare qualche anno e sperare che la dicitura "giovane" non infanghi più il suo nome;2) iniziare a prostituirsi.Considerando che la strada della prostituzione non possono permettersela tutti, molti optano per la prima via, che trasformerà i più meritevoli da "giovani disagiati" in quarantenni depressi.A questo punto è ragionevole aspettarsi una risposta, una sommossa o quantomeno un tentativo di migliorare la situazione, e proprio qui scatta la ribellione. Tutto questo sarebbe comprensibile se questa ribellione fosse utile al raggiungimento di uno scopo, o quantomeno alla diffusione di un messaggio, di una proposta o, almeno, di un atteggiamento atto a migliorare la situazione attuale; al contrario, quella a cui abbiamo assistito è stata una ribellione che puntava semplicemente a distruggere, non importa cosa si va a sradicare, non importa lanciare un messaggio, non importa avere un obbiettivo, né tantomeno cercare di organizzarsi per portare qualche cambiamento positivo; lo scopo era semplicemente sfogare una spaventosa rabbia repressa.Ci si potrebbe fare molte domande (anche perché è difficile comprendere come sia stato possibile organizzare qualcosa di simile via internet tenendo completamente all'oscuro le forze dell'ordine); personalmente, soprattutto dopo le numeroso dichiarazioni di condanna provenienti da tutto il mondo politico, la cosa che mi interessa di più è una sola: e adesso cosa succederà?Sinceramente dubito che la nostra classe politica sarà in grado di dare risposte concrete a questi fatti, forse è proprio questa la cosa che mi spaventa di più, perché se siamo sempre pronti a esprimere un parere ovvio, non siamo affatto in grado di trovare e mettere in pratica una soluzione a un problema evidente; proprio come i "black bloc" che rispondono alla crisi con l'inutile e insensata distruzione, la reazione generale del Paese di fronte a un problema è una superflua e scontata diarrea di frasi di circostanza, decine e decine di comunicati di disapprovazione che offendono le orecchie di chi si rende conto che niente è stato fatto per impedire che quelle parole dovessero essere pronunciate."
martedì 18 ottobre 2011
personalità mutiple - ep. 1
Pensieri sgrammaticati della personalità bimbominkia:
MI C SONU vOluti ALKuNI GIOrnI X ELABOrare il mY pEnSIerO in MeRItO agli shONtrI AvveNuTi A ROma sabato sHOrsooOoOOoo....... W I DARIIIIIII!!!!!!! .
Ero e soNu TroPPO SHhIfaTo x riuSHirE A dre kOSA PeNso D TT cÒ, l'UNikO PensIerO ke Ho kIaRO In MENTE È Ke l'atTegGIameNTo deLlA nustrA "cLAXE pOlItiKa" NN Si DfFEreNzIa POI 1 KasiNo Da KuEllO DEI FAmIgErAtI bLacK blOc (O ANARkO iNSuRrEzIonaLiSTI O, cM PIaCE KIAmarLi A Me, KogLiONI).
I LOVVO HELLOKITTY!!!!!!!!!!!!!!!!!
AlKUNi hanNu DeTto ke Il Dsagio giovaNiLe KE ha ShATURIto, E PRoBaBIlmENtE shaturiRÀ NuOVaMenTE, InSeNsate ONDaTE D ViOLenZA È KOMPReNsibIle, iO creDo KE c SiA uN mINIMo d VeRitÀ iN kuEsta AFfeRMAZiOnE (FeRMO REsTaNDO Ke kUello nn TrOvO KOmprENSiBIle Sonu le KOnclUsioni Alle kuAlI SoNu GIUNti I "gIOVaNI dSAGIaTI"), dopOtTo Il xIOdO nN È dei PIÙ RO6 S8 MOlTI PuNtI D viSTa E Un gioVaNE ke VuoLe cErKaRe un mIniMO d INdPENdENZa e stAbILItÀ eKOnUmika sA beNe KE hA 2 Sole AltErnAtIVe D FroNte A sÉ:
A kuESTO puNtO è RAgiONEVole AsPETTARSI una RiSpOSTA, una SOmMoxa O KuAnTomENu Un teNtatIvO d mIGLIOrare la SItuazioNE, e PROprIo kuI SHattA lA RiBeLLIONeeEEeeeE........ Tutto KUeSTO SareBbe kOMpReNSibIlE SE kueSta RiBELLiONE fOXe utile Al RAGgIUnGiMenTo D Unu sHOPO, O KUANTomENU allA DFFuSionE d Un MExaGgio, D UNa pRoPOSta o, aLmenu, d UN aTTeGgIAMeNto aTto a miglIOrARE LA SituaZiOne attUaLe; aL KoNtRario, kUeLLa a KUI ABbiamo AxIstITo è stATa UNA RiBELLIone Ke pUntava sEmPLIcEMeNTE a DsTrugGERE, nN IMP KOsA Si vA A SRADKarE, NN imp LANcIarE un MExaGgio, nn IMP AvEre uN OBbIETTiVO, nÉ tanTOMeNu CerkaRE d OrgAnI22arsi x poRTare kUAlKE KAmbIamEnto pOsItivo; lo sHopO ErA seMpliceMENTe sFOgarE uNa spaveNTosa RAbBIa rePRExA.
LOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOLLL!!!!
C SI pO3BBE fare MOlte DOMANDE (ANkE xKé È DfficiLe kOmpRenDeRe cM siA stATO POXibiLe oRGANi22arE KualkOsA D SImiLE vIA interNEt TENenDo KOMPleTamENTE All'OshuRO LE FoRzE deLl'OrdnE); XsonaLmENtE, SopraTtTO doPO lE NUmERoso DkiAraziOni d KoNDannA proVENIenTi Da tt Il MonDO pOlitiKO, lA kosa Ke MI IntEREXa d Più è UnA SoLa:
e Adexo koSa suCCEDerÀ?
SincERameNTE DuBitO kE la NuStra CLaxE POlItIka saRà in GRADO d DaRe RIsPOsTe koNcReTE A kUEsTI fatTI, fOrsE è proPrio KUeSTA lA kosA kE mI SpaVENtA d PiÙ, Xké Se SiAmo seMPRe proNti A esprimERE uN paRERE ovvIo, Nn siAMO AfFATTo In Grado D trOVAre E METTerE iN PRatIKa UnA SOluzIOnE A Un pRObLeMa eviDEntE; pROprio Cm i "BLaCk blOC" KE rIspOndOnU ALlA CRiSI KOn L'INuTIlE e iNseNsATa dSTRuzIONE, lA REaZIONE GENERalE del PaESe d froNte a UN PrOBlemA è uNA suXFLUa e ShOntATA dARReA d FRasI D cIRKoSTaNZA, dEcINe E DEciNe D kOmUNIKatI D dsAppRovazionE KE OFfEnDoNu Le oREcKie d KI si REnDE kOnto Ke nieNTE È staTo FaTto x impEDRE ke KuELle PArOlE DOVExEro EXERe ProNUncIatEeeEeeEe........
PS: ringrazio il bimbominkia translator per l'indispensabile aiuto fornitomi.
PPS: se seguite questo link mi farete felice, almeno un po'.
MI C SONU vOluti ALKuNI GIOrnI X ELABOrare il mY pEnSIerO in MeRItO agli shONtrI AvveNuTi A ROma sabato sHOrsooOoOOoo....... W I DARIIIIIII!!!!!!! .
Ero e soNu TroPPO SHhIfaTo x riuSHirE A dre kOSA PeNso D TT cÒ, l'UNikO PensIerO ke Ho kIaRO In MENTE È Ke l'atTegGIameNTo deLlA nustrA "cLAXE pOlItiKa" NN Si DfFEreNzIa POI 1 KasiNo Da KuEllO DEI FAmIgErAtI bLacK blOc (O ANARkO iNSuRrEzIonaLiSTI O, cM PIaCE KIAmarLi A Me, KogLiONI).
I LOVVO HELLOKITTY!!!!!!!!!!!!!!!!!
AlKUNi hanNu DeTto ke Il Dsagio giovaNiLe KE ha ShATURIto, E PRoBaBIlmENtE shaturiRÀ NuOVaMenTE, InSeNsate ONDaTE D ViOLenZA È KOMPReNsibIle, iO creDo KE c SiA uN mINIMo d VeRitÀ iN kuEsta AFfeRMAZiOnE (FeRMO REsTaNDO Ke kUello nn TrOvO KOmprENSiBIle Sonu le KOnclUsioni Alle kuAlI SoNu GIUNti I "gIOVaNI dSAGIaTI"), dopOtTo Il xIOdO nN È dei PIÙ RO6 S8 MOlTI PuNtI D viSTa E Un gioVaNE ke VuoLe cErKaRe un mIniMO d INdPENdENZa e stAbILItÀ eKOnUmika sA beNe KE hA 2 Sole AltErnAtIVe D FroNte A sÉ:
- ASPETtaRE KuAlkE ANNu e SXAre KE lA dcItura "GIoVanE" nn INFaNGHi PIù il suO NuMe;
- IniZiARe a prOstitUiRSi. AI EM VERI FUORIIIIIIIIII!!!!
A kuESTO puNtO è RAgiONEVole AsPETTARSI una RiSpOSTA, una SOmMoxa O KuAnTomENu Un teNtatIvO d mIGLIOrare la SItuazioNE, e PROprIo kuI SHattA lA RiBeLLIONeeEEeeeE........ Tutto KUeSTO SareBbe kOMpReNSibIlE SE kueSta RiBELLiONE fOXe utile Al RAGgIUnGiMenTo D Unu sHOPO, O KUANTomENU allA DFFuSionE d Un MExaGgio, D UNa pRoPOSta o, aLmenu, d UN aTTeGgIAMeNto aTto a miglIOrARE LA SituaZiOne attUaLe; aL KoNtRario, kUeLLa a KUI ABbiamo AxIstITo è stATa UNA RiBELLIone Ke pUntava sEmPLIcEMeNTE a DsTrugGERE, nN IMP KOsA Si vA A SRADKarE, NN imp LANcIarE un MExaGgio, nn IMP AvEre uN OBbIETTiVO, nÉ tanTOMeNu CerkaRE d OrgAnI22arsi x poRTare kUAlKE KAmbIamEnto pOsItivo; lo sHopO ErA seMpliceMENTe sFOgarE uNa spaveNTosa RAbBIa rePRExA.
LOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOLLL!!!!
C SI pO3BBE fare MOlte DOMANDE (ANkE xKé È DfficiLe kOmpRenDeRe cM siA stATO POXibiLe oRGANi22arE KualkOsA D SImiLE vIA interNEt TENenDo KOMPleTamENTE All'OshuRO LE FoRzE deLl'OrdnE); XsonaLmENtE, SopraTtTO doPO lE NUmERoso DkiAraziOni d KoNDannA proVENIenTi Da tt Il MonDO pOlitiKO, lA kosa Ke MI IntEREXa d Più è UnA SoLa:
e Adexo koSa suCCEDerÀ?
SincERameNTE DuBitO kE la NuStra CLaxE POlItIka saRà in GRADO d DaRe RIsPOsTe koNcReTE A kUEsTI fatTI, fOrsE è proPrio KUeSTA lA kosA kE mI SpaVENtA d PiÙ, Xké Se SiAmo seMPRe proNti A esprimERE uN paRERE ovvIo, Nn siAMO AfFATTo In Grado D trOVAre E METTerE iN PRatIKa UnA SOluzIOnE A Un pRObLeMa eviDEntE; pROprio Cm i "BLaCk blOC" KE rIspOndOnU ALlA CRiSI KOn L'INuTIlE e iNseNsATa dSTRuzIONE, lA REaZIONE GENERalE del PaESe d froNte a UN PrOBlemA è uNA suXFLUa e ShOntATA dARReA d FRasI D cIRKoSTaNZA, dEcINe E DEciNe D kOmUNIKatI D dsAppRovazionE KE OFfEnDoNu Le oREcKie d KI si REnDE kOnto Ke nieNTE È staTo FaTto x impEDRE ke KuELle PArOlE DOVExEro EXERe ProNUncIatEeeEeeEe........
PS: ringrazio il bimbominkia translator per l'indispensabile aiuto fornitomi.
PPS: se seguite questo link mi farete felice, almeno un po'.
martedì 13 settembre 2011
l'arte del bere
Finalmente trovo il coraggio di dirlo: io non so bere.
Forse sono l'unico a cui succede questa cosa, spero di no, ma quando mi capita di usare un bicchiere dal raggio esageratamente grande riesco a rovesciarmi addosso una quantità spropositata del liquido contenuto nel bicchiere stesso; ovviamente questo accade anche con i bicchieri dalla forma insolita, che poi, ma perché dovete fare i bicchieri quadrati? Se per millenni l'uomo ha bevuto in bicchieri e tazze circolari ci sarà un motivo, oppure, caro il mio designer, pensi che c'era bisogno della tua geniale intuizione per rivoluzionare il modo di bere? Se pensi di avere avuto un'idea geniale, sappi che non è così.
Ritornando ai bicchieri normali, non ho ancora ben capito quale sia il mio problema, se si tratta di un difetto puramente fisico (per esempio mio cugino ha il naso troppo grande che lo costringe, quando ha a che fare con bicchieri dal diametro ristretto, a piegare la testa all'indietro di un centinaio di gradi) o se è proprio un fatto mentale.
Vi spiego cosa accade, inizio a bere e procede tutto normalmente fino al momento in cui non sento una minuscola gocciolina d'acqua che si blocca nel punto esatto in cui il labbro superiore e quello inferiore si uniscono, nel punto esatto in cui si formano quegli accumuli bianchi di saliva quando si parla ininterrottamente per molto tempo.
Quell'unica piccola gocciolina incastrata nell'angolo sinistro della mia bocca (perché di solito accade a sinistra), mi fa capire che da un momento all'altro potrei rovesciarmi addosso quello che sto bevendo; e l'attimo in cui sento quella goccia, che non sa se uscire o rimanere bloccata in quel minuscolo spazio, è un attimo eccezionale, perché sento di essere a metà tra il realizzare qualcosa di incredibile (bere come fanno tutti) e fare la figura di quello che non riesce a non sbrodolarsi.
Come accade quasi per tutte le cose, c'è un istante in cui si è consapevoli di quello che sta per accadere, il mio istante è quello in cui la goccia titubante è sospesa a metà tra il vuoto e l'interno della mia bocca; farei in tempo a riabbassare il bicchiere ed evitare la figura di quello con seri problemi di coordinazione (lasciamo perdere che in realtà ce li avrei pure), ma scelgo sempre di rischiare.
Rischio e puntualmente perdo, ma continuo a provarci, nella speranza che un giorno possa imparare finalmente a bere proprio come un bravo ometto... a proposito, non ometto che quel secondo in cui capisco di trovarmi di fronte a una svolta è assolutamente godurioso, sembrerà strano, ma sapere di essere nel preciso istante in cui tutto potrebbe cambiare, perché qualcosa come 0,27 secondi dopo potresti ritrovarti fradicio o colmo di un asciutto successo, ti rende quasi onnipotente; se, poi, a questo stato di onnipotenza segue la decisione di rischiare, che ti butta in un abisso pieno di dubbi e ti toglie il fiato per il tempo necessario a scoprire cosa accadrà, passi dall'assoluta consapevolezza alla più totale incertezza nel giro di un attimo, ti senti come sospeso e quel secondo si dilata, come se il tempo si fermasse.
Mentre chi ti sta di fronte pensa che stai facendo l'azione più banale di questo mondo, tu stai sfidando il destino.
Di solito queste sfide le perdo, e chi mi sta di fronte non so cosa possa pensare, ma sono certo di aver compiuto un atto di coraggio, ho combattuto e ho perso, ma almeno ho combattuto.
Insomma, sono l'unico che quando ha in mano un bicchiere troppo grande o dalla forma strana riesce a fracicasse* completamente?
*fracicarsi: bagnarsi, inzupparsi, infradiciarsi.
Forse sono l'unico a cui succede questa cosa, spero di no, ma quando mi capita di usare un bicchiere dal raggio esageratamente grande riesco a rovesciarmi addosso una quantità spropositata del liquido contenuto nel bicchiere stesso; ovviamente questo accade anche con i bicchieri dalla forma insolita, che poi, ma perché dovete fare i bicchieri quadrati? Se per millenni l'uomo ha bevuto in bicchieri e tazze circolari ci sarà un motivo, oppure, caro il mio designer, pensi che c'era bisogno della tua geniale intuizione per rivoluzionare il modo di bere? Se pensi di avere avuto un'idea geniale, sappi che non è così.
Ritornando ai bicchieri normali, non ho ancora ben capito quale sia il mio problema, se si tratta di un difetto puramente fisico (per esempio mio cugino ha il naso troppo grande che lo costringe, quando ha a che fare con bicchieri dal diametro ristretto, a piegare la testa all'indietro di un centinaio di gradi) o se è proprio un fatto mentale.
Vi spiego cosa accade, inizio a bere e procede tutto normalmente fino al momento in cui non sento una minuscola gocciolina d'acqua che si blocca nel punto esatto in cui il labbro superiore e quello inferiore si uniscono, nel punto esatto in cui si formano quegli accumuli bianchi di saliva quando si parla ininterrottamente per molto tempo.
FINGETE CHE QUI CI SIA UN'IMMAGINE
DI QUEGLI ACCUMULI DI SALIVA
(l'ho cercata, ma non l'ho trovata, se ne trovate una ditemelo)
(l'ho cercata, ma non l'ho trovata, se ne trovate una ditemelo)
Quell'unica piccola gocciolina incastrata nell'angolo sinistro della mia bocca (perché di solito accade a sinistra), mi fa capire che da un momento all'altro potrei rovesciarmi addosso quello che sto bevendo; e l'attimo in cui sento quella goccia, che non sa se uscire o rimanere bloccata in quel minuscolo spazio, è un attimo eccezionale, perché sento di essere a metà tra il realizzare qualcosa di incredibile (bere come fanno tutti) e fare la figura di quello che non riesce a non sbrodolarsi.
Come accade quasi per tutte le cose, c'è un istante in cui si è consapevoli di quello che sta per accadere, il mio istante è quello in cui la goccia titubante è sospesa a metà tra il vuoto e l'interno della mia bocca; farei in tempo a riabbassare il bicchiere ed evitare la figura di quello con seri problemi di coordinazione (lasciamo perdere che in realtà ce li avrei pure), ma scelgo sempre di rischiare.
Rischio e puntualmente perdo, ma continuo a provarci, nella speranza che un giorno possa imparare finalmente a bere proprio come un bravo ometto... a proposito, non ometto che quel secondo in cui capisco di trovarmi di fronte a una svolta è assolutamente godurioso, sembrerà strano, ma sapere di essere nel preciso istante in cui tutto potrebbe cambiare, perché qualcosa come 0,27 secondi dopo potresti ritrovarti fradicio o colmo di un asciutto successo, ti rende quasi onnipotente; se, poi, a questo stato di onnipotenza segue la decisione di rischiare, che ti butta in un abisso pieno di dubbi e ti toglie il fiato per il tempo necessario a scoprire cosa accadrà, passi dall'assoluta consapevolezza alla più totale incertezza nel giro di un attimo, ti senti come sospeso e quel secondo si dilata, come se il tempo si fermasse.
Mentre chi ti sta di fronte pensa che stai facendo l'azione più banale di questo mondo, tu stai sfidando il destino.
Di solito queste sfide le perdo, e chi mi sta di fronte non so cosa possa pensare, ma sono certo di aver compiuto un atto di coraggio, ho combattuto e ho perso, ma almeno ho combattuto.
Insomma, sono l'unico che quando ha in mano un bicchiere troppo grande o dalla forma strana riesce a fracicasse* completamente?
*fracicarsi: bagnarsi, inzupparsi, infradiciarsi.
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venerdì 29 luglio 2011
uomini e donne - parte I
Siccome sono una persona banale, voglio cominciare a parlare delle differenze che esistono tra uomini e donne, ovviamente partiremo dalle basi della banalità per raggiungere progressivamente picchi inauditi (probabilmente citerò anche il fatto che le donne vanno sempre al bagno in due, per farvi comprendere quanto sarò originale).
Iniziamo questa nuova rubrica (che rubrica non è, anche perché potrebbe durare una sola puntata) da un assioma universalmente ritenuto valido:
Prima di tutto andiamo ad analizzare da vicino il concetto di uomo macho. L'immagine di macho per antonomasia è perfettamente descritta da un personaggio che compare in quell'opera di rara complessità che fu Beverly Hills 90210.
L'attore era Luke Perry e il personaggio era Dylan McKay (ho scoperto il cognome oggi).
Da un'attenta analisi del soggetto in questione possiamo delineare alcune caratteristiche fondamentali:
Se avete fatto, ma anche solo millantato tutto questo, potete essere definiti macho.
La qualifica di macho vi porterà un'infinita ammirazione dalla gran parte del mondo maschile e, contrariamente a quanto ogni ragionamento logico potrebbe far presupporre, una fila, di cui da qui a malapena si può distinguere la fine, di donne appartenenti a due categorie:
Per parlare della donna macha, purtroppo, non possiamo fare a meno di nominare uno dei più gravi cataclismi che abbiano mai colpito il globo terracqueo: Sex and the City (il film***).
Dovete sapere che questo film è terribilmente brutto e ha come protagoniste queste donne:
Come è facile intuire, essenzialmente, la differenza tra macho e macha sta nel numero di rapporti sessuali effettivamente consumati; considerando che, di solito, per un uomo la ricerca di una donna disponibile a fornirgliela (la fiducia) non è affatto facile, solitamente il macho millanta un numero infinito di storie con le partner più disparate, le quali, per pudicizia (a detta del macho stesso) non confermeranno mai.
Per quanto riguarda il lato femminile, invece, possiamo notare una discreta, in alcuni casi estrema, facilità nel trovare un uomo (ma anche più di uno) disposto a darglielo (il consenso informato), tanto che la macha non ha alcun bisogno di inventare incontri impossibili, anzi; notiamo altresì che il suo piacere sta tutto nel raccontare i particolari intimi degli incontri avuti con uomini dall'ego di dimensioni inversamente proporzionali al proprio... consenso informato di cui sopra.
Date queste evidenti conclusioni, possiamo affermare con certezza che l'assioma di partenza è assolutamente confermato, infatti, se sei un macho sei l'equivalente di un mito, quindi, a qualcosa di tanto vero quanto lo è una favoletta inventata almeno 24 secoli orsono, in pratica una consensoinformazzata; se sei una donna macha, sei oggettivamente una donna navigata, che ha avuto molte esperienze, insomma una lurida bagascia traditrice! Ma come ti viene in mente di raccontare in giro che ce l'ho picc... fate finta di non aver letto le ultime parole.
*in realtà Matthew Perry non è il fratello (come Katy Perry non è la sorella), sono solo io che li voglio ricordare così.
**non tenertela tanto stretta, perché non la vuole nessuno... e ringrazia che sei raccomandata, perché altrimenti David non ti guardava nemmeno da lontano.
***semplicemente perché della serie ho guardato solo pochissime puntate.
****notare l'eleganza dell'autore che utilizza inutili perifrasi per evitare fastidiose ripetizioni.
Iniziamo questa nuova rubrica (che rubrica non è, anche perché potrebbe durare una sola puntata) da un assioma universalmente ritenuto valido:
se sei un uomo e sei andato a lette con un'infinità di donne, allora sei un mito; se sei una donna e hai fatto altrettanto, allora sei una ragazza di facili costumi.Ovviamente l'assioma, proprio in quanto assioma, è indiscutibilmente vero e non ha bisogno di essere dimostrato, ma siccome io sono rincretinito, voglio dimostrarvi la sua validità.
Prima di tutto andiamo ad analizzare da vicino il concetto di uomo macho. L'immagine di macho per antonomasia è perfettamente descritta da un personaggio che compare in quell'opera di rara complessità che fu Beverly Hills 90210.
L'attore era Luke Perry e il personaggio era Dylan McKay (ho scoperto il cognome oggi).
Da un'attenta analisi del soggetto in questione possiamo delineare alcune caratteristiche fondamentali:
- occhi piccoli;
- fronte alta;
- una barca di soldi (qui basta anche fingere semplicemente di averceli);
- una storia tormentata alle spalle;
- un fratello* che fa l'attore in friends (cosa che potrebbe rientrare nel punto 4);
- almeno una moto;
- frequentare il liceo alla tenera età di 25 anni.
Se avete fatto, ma anche solo millantato tutto questo, potete essere definiti macho.
La qualifica di macho vi porterà un'infinita ammirazione dalla gran parte del mondo maschile e, contrariamente a quanto ogni ragionamento logico potrebbe far presupporre, una fila, di cui da qui a malapena si può distinguere la fine, di donne appartenenti a due categorie:
- quelle disposte a tutto per una notte di sesso sfrenato con voi;
- quelle che "io lo cambierò".
Per parlare della donna macha, purtroppo, non possiamo fare a meno di nominare uno dei più gravi cataclismi che abbiano mai colpito il globo terracqueo: Sex and the City (il film***).
Dovete sapere che questo film è terribilmente brutto e ha come protagoniste queste donne:
- la brutta che però dicono sia alla moda, quindi alcuni arrivano a definirla quasi bella;
- la brutta e basta;
- la precisina;
- quella che non ha più 18 anni già da un po'.
- impiega 12 ore per scegliere con chi andare a letto e far(se)lo;
- passa le altre 12 ore a raccontare nei minimi particolari cosa ha fatto nella precedente dozzina di lassi temporali formati da gruppi di sessanta minuti****.
Come è facile intuire, essenzialmente, la differenza tra macho e macha sta nel numero di rapporti sessuali effettivamente consumati; considerando che, di solito, per un uomo la ricerca di una donna disponibile a fornirgliela (la fiducia) non è affatto facile, solitamente il macho millanta un numero infinito di storie con le partner più disparate, le quali, per pudicizia (a detta del macho stesso) non confermeranno mai.
Per quanto riguarda il lato femminile, invece, possiamo notare una discreta, in alcuni casi estrema, facilità nel trovare un uomo (ma anche più di uno) disposto a darglielo (il consenso informato), tanto che la macha non ha alcun bisogno di inventare incontri impossibili, anzi; notiamo altresì che il suo piacere sta tutto nel raccontare i particolari intimi degli incontri avuti con uomini dall'ego di dimensioni inversamente proporzionali al proprio... consenso informato di cui sopra.
Date queste evidenti conclusioni, possiamo affermare con certezza che l'assioma di partenza è assolutamente confermato, infatti, se sei un macho sei l'equivalente di un mito, quindi, a qualcosa di tanto vero quanto lo è una favoletta inventata almeno 24 secoli orsono, in pratica una consensoinformazzata; se sei una donna macha, sei oggettivamente una donna navigata, che ha avuto molte esperienze, insomma una lurida bagascia traditrice! Ma come ti viene in mente di raccontare in giro che ce l'ho picc... fate finta di non aver letto le ultime parole.
*in realtà Matthew Perry non è il fratello (come Katy Perry non è la sorella), sono solo io che li voglio ricordare così.
**non tenertela tanto stretta, perché non la vuole nessuno... e ringrazia che sei raccomandata, perché altrimenti David non ti guardava nemmeno da lontano.
***semplicemente perché della serie ho guardato solo pochissime puntate.
****notare l'eleganza dell'autore che utilizza inutili perifrasi per evitare fastidiose ripetizioni.
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sabato 23 luglio 2011
cellulite uomini sedere
Questo è un post che cerca di soddisfare le curiosità di un anonimo amico svizzero.
Il suddetto cittadino elvetico ha cercato queste parole e, in mezzo a molti risultati ha trovato questo blog; siccome probabilmente quello che ha letto non è stato soddisfacente, volevo scrivere qualcosa in merito, sperando di indovinare quello che questo anonimo amico voleva sapere (e anche che lui passi di nuovo da queste parti, perché altrimenti non saprà mai di questo post dedicato alla sua curiosità).
Devo dire che queste tre parole mi fanno tornare alla mente una domanda che mi pongo ormai da anni... ma prima aumentiamo il numero di culi che girano per il blog inserendo quelli che, dicono, essere i due sederi più belli del mondo:
ovviamente ogni commento in merito alla foto è gradito... comunque, la domanda che mi tormenta è la seguente:
esistono uomini con la cellulite?
Mi è bastato cercare su Wikipedia per capire che è proprio così: esistono. Wikipedia dice anche che se sei una donna bianca, molto probabilmente la cellulite ti farà compagnia; Valeria Marini smentisce categoricamente.
A proposito di Valeria Marini, l'altro giorno ho scoperto che la Valeriona nazionale compare anche in Somewhere, e non commento questa scoperta, perché ancora non ho metabolizzato il fatto.
A proposito di Somewhere e di pelle a buccia d'arancia, secondo me Martina Navrátilová* la cellulite non ce l'ha mai avuta. Se avete prove in grado di smentire questa affermazione, vi prego, mandatemele.
Forse sto divagando, quindi torno al punto iniziale.
Dicevamo che Wikipedia ci spiega che potenzialmente potrebbero esistere degli uomini con la cellulite; personalmente non ricordo di averne mai visti (effettivamente non credo di farci troppo caso, ma, se ne avessi visto uno, probabilmente me ne ricorderei, perché sarebbe stato un po' come vedere un rinoceronte albino a spasso per Roma), e, se non li ho mai visti, posso affermare con certezza che:
gli uomini con la cellulite sono campioni di nascondino.
Questa affermazione, e ulteriori attente ricerche, mi hanno portato a concludere che la cellulite favorisce lo sviluppo delle capacità motorie e di mimetizzazione; in particolare, la cellulite maschile, agisce principalmente sull'ippocampo, aumentando a dismisura la capacità di navigazione spaziale dell'individuo ad essa esposto.
Questa scoperta, congiunta a numerose e approfondite osservazioni, ci porta ad affermare con sicurezza che i seguenti individui sono, o sono stati, chiaramente degli uomini cellulitici:
*se non capite il nesso, vi spiego che in Somewhere viene nominata la suddetta tennista, inoltre la parola "arancia" mi fa sempre pensare a Arantxa Sanchez Vicario, altra nota tennista.
Il suddetto cittadino elvetico ha cercato queste parole e, in mezzo a molti risultati ha trovato questo blog; siccome probabilmente quello che ha letto non è stato soddisfacente, volevo scrivere qualcosa in merito, sperando di indovinare quello che questo anonimo amico voleva sapere (e anche che lui passi di nuovo da queste parti, perché altrimenti non saprà mai di questo post dedicato alla sua curiosità).
Devo dire che queste tre parole mi fanno tornare alla mente una domanda che mi pongo ormai da anni... ma prima aumentiamo il numero di culi che girano per il blog inserendo quelli che, dicono, essere i due sederi più belli del mondo:
| una panoramica |
| e il particolare |
esistono uomini con la cellulite?
Mi è bastato cercare su Wikipedia per capire che è proprio così: esistono. Wikipedia dice anche che se sei una donna bianca, molto probabilmente la cellulite ti farà compagnia; Valeria Marini smentisce categoricamente.
| solita panoramica |
| e particolare |
A proposito di Somewhere e di pelle a buccia d'arancia, secondo me Martina Navrátilová* la cellulite non ce l'ha mai avuta. Se avete prove in grado di smentire questa affermazione, vi prego, mandatemele.
Forse sto divagando, quindi torno al punto iniziale.
Dicevamo che Wikipedia ci spiega che potenzialmente potrebbero esistere degli uomini con la cellulite; personalmente non ricordo di averne mai visti (effettivamente non credo di farci troppo caso, ma, se ne avessi visto uno, probabilmente me ne ricorderei, perché sarebbe stato un po' come vedere un rinoceronte albino a spasso per Roma), e, se non li ho mai visti, posso affermare con certezza che:
gli uomini con la cellulite sono campioni di nascondino.
| voglio vederne uno |
Questa scoperta, congiunta a numerose e approfondite osservazioni, ci porta ad affermare con sicurezza che i seguenti individui sono, o sono stati, chiaramente degli uomini cellulitici:
- Cristoforo Colombo;
- Ferdinando Magellano;
- Davide Mengacci;
- Patrizio Roversi.
*se non capite il nesso, vi spiego che in Somewhere viene nominata la suddetta tennista, inoltre la parola "arancia" mi fa sempre pensare a Arantxa Sanchez Vicario, altra nota tennista.
lunedì 18 luglio 2011
di capelli biondo cenere o cosa ne so io?
Più di un mese fa ho conosciuto un ragazzo dai capelli biondo cenere con cui ho parlato per un po'. I nostri discorsi sono stati abbastanza surreali, perché lui mi raccontava cose che io non sarei mai stato in grado di raccontare con tanta facilità a un tizio sconosciuto, mentre io, che come al solito ho la delicatezza di un elefante, ogni tanto credo di aver fatto delle affermazioni che, ripensandoci a mentre fredda (probabilmente con questo caldo la mente è l'unica cosa che ogni tanto risulta essere fredda), non erano proprio adatte a un discorso tra due persone che si conoscevano da pochi minuti; probabilmente siamo stati entrambi fuori luogo, ma sul momento il tutto sembrava talmente normale che non si sono creati momenti di imbarazzo.
Dicevo che abbiamo parlato un po' di tutto, ma, siccome ogni tanto sono un po' lento, è solo da poco tempo che ho compreso la logica conclusione di una parte della conversazione: io non so assolutamente nulla.
Ci ho messo un po', ma l'ho capito.
Per la precisione l'ho capito con un paio di settimane di ritardo: dopo una discussione abbastanza sconfortante tra me e un professore, stavo guidando verso casa (riuscirò a lavare la macchina prima della fine dell'estate?), quando mi è tornata in mente questa sua domanda:
Premetto che il biondo cenere in questione è un tizio che potrei definire quantomeno strambo, ma strambo nel senso migliore del termine, perché è un po' sconclusionato, non ti ascolta molto, sembra confuso, disilluso e, ogni tanto, amareggiato come pochi altri, ma, quando meno te lo aspetti, riesce a dimostrarti praticamente che i problemi esistono, che di situazioni che potrebbero buttarti giù ce ne sono milioni e milioni, e che per superare tutto basta fregarsene un po' e prendere le cose come vengono, dirigendosi sempre verso quello che si vuole*.
Dicevo che dalla conversazione con questo personaggio ho concluso che se una situazione non la vivi in prima persona, non saprai mai di cosa parli; puoi provare a immaginare quale sia la realtà, ricordare i racconti di chi ha vissuto esperienze simili, informarti per tentare di capire meglio, cercare di immedesimarti in una particolare situazione, ma non sarai mai in grado di capire fino in fondo.
Da questa esperienza ho dedotto di essere essenzialmente ignorante di fronte a tutto.
Per molti questo potrebbe essere un punto di partenza banale, dopotutto qualcuno diceva "Io so di non sapere." già qualcosa come 25 secoli fa, effettivamente anche io credevo di aver compreso totalmente questa frase, ma mi sbagliavo, forse adesso sono più vicino a comprendere cosa significhi non sapere.
Magari sto sbagliando anche ora, ma secondo me questo è il mio primo vero passo verso l'abbattimento di alcuni pregiudizi che neanche mi rendo conto di avere.
*sappiate che questa è stata l'impressione che ho avuto dopo un paio di ore di "conoscenza", quindi probabilmente ho scritto un mucchio di cavolate.
Dicevo che abbiamo parlato un po' di tutto, ma, siccome ogni tanto sono un po' lento, è solo da poco tempo che ho compreso la logica conclusione di una parte della conversazione: io non so assolutamente nulla.
Ci ho messo un po', ma l'ho capito.
Per la precisione l'ho capito con un paio di settimane di ritardo: dopo una discussione abbastanza sconfortante tra me e un professore, stavo guidando verso casa (riuscirò a lavare la macchina prima della fine dell'estate?), quando mi è tornata in mente questa sua domanda:
"E tu che ne sai?"E la mia risposta:
"È vero. Non lo so."Si parlava di...
Premetto che il biondo cenere in questione è un tizio che potrei definire quantomeno strambo, ma strambo nel senso migliore del termine, perché è un po' sconclusionato, non ti ascolta molto, sembra confuso, disilluso e, ogni tanto, amareggiato come pochi altri, ma, quando meno te lo aspetti, riesce a dimostrarti praticamente che i problemi esistono, che di situazioni che potrebbero buttarti giù ce ne sono milioni e milioni, e che per superare tutto basta fregarsene un po' e prendere le cose come vengono, dirigendosi sempre verso quello che si vuole*.
Dicevo che dalla conversazione con questo personaggio ho concluso che se una situazione non la vivi in prima persona, non saprai mai di cosa parli; puoi provare a immaginare quale sia la realtà, ricordare i racconti di chi ha vissuto esperienze simili, informarti per tentare di capire meglio, cercare di immedesimarti in una particolare situazione, ma non sarai mai in grado di capire fino in fondo.
Da questa esperienza ho dedotto di essere essenzialmente ignorante di fronte a tutto.
Per molti questo potrebbe essere un punto di partenza banale, dopotutto qualcuno diceva "Io so di non sapere." già qualcosa come 25 secoli fa, effettivamente anche io credevo di aver compreso totalmente questa frase, ma mi sbagliavo, forse adesso sono più vicino a comprendere cosa significhi non sapere.
Magari sto sbagliando anche ora, ma secondo me questo è il mio primo vero passo verso l'abbattimento di alcuni pregiudizi che neanche mi rendo conto di avere.
*sappiate che questa è stata l'impressione che ho avuto dopo un paio di ore di "conoscenza", quindi probabilmente ho scritto un mucchio di cavolate.
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sabato 25 giugno 2011
allegria!
Allegria, amici ascoltatori!
Avrei dovuto scrivere lettori, ma oggi era doveroso citare Mike, perché si parla di cose che lo riguardano da vicino.
Come tutti sappiamo, Mike ha lavorato tutta la vita con le parole, e "con" significa contemporaneamente "per mezzo di" e "insieme a", inoltre, il caro Mike è morto da un po'; proprio queste due coincidenze hanno reso necessaria la citazione iniziale, perché oggi si parla di morte, in particolare di tutte quelle parole che si usano di solito per evitare di usare il verbo morire.
È come se non fosse la morte in sé a spaventare, quanto il verbo che descrive quell'azione che volenti o nolenti, dopo una lunga attesa o inaspettatamente, perché è il momento o perché abbiamo deciso così, compiremo tutti.
Nella nostra lingua esistono una miriade di sinonimi che ci premettono di evitare la tanto temuta parola; i verbi puri e semplici sono essenzialmente questi:
Personalmente credo di non aver paura della morte, ma non parlo della morte in generale, parlo della mia di morte; certo, le statistiche dicono che non dovrei essere molto vicino a quel momento, e probabilmente è un fatto che facilita questa mia visione, ma credo anche che siano ancora valide le parole di Epicuro (che mica è l'ultimo cretino arrivato):
Che poi magari quando si dice passare a miglior vita si dice una cosa vera, anche se spero che non sia una terra dove scorrono latte e miele, perché io non li gradisco per niente... e se con latte e miele intendessero la radio? Ma anche no, perché anche quella non la sento mai, solo il jingle mi fa salire la glicemia a qualche milione. Rimane il fatto che, anche se ci fossero latte e miele ovunque, probabilmente non ci finirei, credo di essere più orientato verso i piani bassi; che poi, secondo me, mica è vero che la compagnia lì sotto è meglio di quella che si avrebbe sopra, perché i rompicoglioni li trovi dappertutto.
In ogni caso potrei trovare latte o zolfo, rinascere topo o lombrico, finire in un altro mondo tale e quale a questo, ma pieno di zombie o diventare tutt'uno con ogni creatura, morta o nascitura che sia; per ora quello che so è che sto qui e so anche che quando mi capiterà di morire preferirei non tornare in vita come un vampiro o qualcosa di simile, quindi avrei in mente di donare gli organi sani (se ce ne saranno) e di fare un bel falò** con gli scarti, perché, utilizzando le parole della nota scrittrice Ada Succede:
**sarebbe carino in riva al mare, ma da noi non credo si possa fare.
Avrei dovuto scrivere lettori, ma oggi era doveroso citare Mike, perché si parla di cose che lo riguardano da vicino.
Come tutti sappiamo, Mike ha lavorato tutta la vita con le parole, e "con" significa contemporaneamente "per mezzo di" e "insieme a", inoltre, il caro Mike è morto da un po'; proprio queste due coincidenze hanno reso necessaria la citazione iniziale, perché oggi si parla di morte, in particolare di tutte quelle parole che si usano di solito per evitare di usare il verbo morire.
È come se non fosse la morte in sé a spaventare, quanto il verbo che descrive quell'azione che volenti o nolenti, dopo una lunga attesa o inaspettatamente, perché è il momento o perché abbiamo deciso così, compiremo tutti.
Nella nostra lingua esistono una miriade di sinonimi che ci premettono di evitare la tanto temuta parola; i verbi puri e semplici sono essenzialmente questi:
- decedere;
- defungere;
- spirare;
- trapassare;
- perire;
- scomparire;
- andarsene;
- spegnersi;
- mancare.
- crepare;
- schiattare.
- abbandonare la valle di lacrime;
- andare nel mondo dei più;
- andare all'altro mondo;
- andare all'aldilà;
- andare al Creatore;
- esalare l'ultimo respiro;
- finire i propri giorni;
- passare a miglior vita;
- rendere l'anima a Dio;
- salire al cielo;
- volare in cielo;
- venir meno;
- tirare le cuoia;
- andare agli alberi pizzuti;
- stendere le gambe;
- lasciarci la pelle;
- rimetterci la pelle.
Personalmente credo di non aver paura della morte, ma non parlo della morte in generale, parlo della mia di morte; certo, le statistiche dicono che non dovrei essere molto vicino a quel momento, e probabilmente è un fatto che facilita questa mia visione, ma credo anche che siano ancora valide le parole di Epicuro (che mica è l'ultimo cretino arrivato):
[...] Abítuati a pensare che nulla è per noi la morte, poiché ogni bene e ogni male è nella sensazione, e la morte è privazione di questa. Per cui la retta conoscenza che niente è per noi la morte rende gioiosa la mortalità della vita; non aggiungendo infinito tempo, ma togliendo il desiderio dell’immortalità. Niente c’è infatti di temibile nella vita per chi è veramente convinto che niente di temibile c’è nel non vivere piú. Perciò stolto è chi dice di temere la morte non perché quando c’è sia dolorosa ma perché addolora l’attenderla; ciò che, infatti, presente non ci turba, stoltamente ci addolora quando è atteso. Il piú terribile dunque dei mali, la morte, non è nulla per noi, perché quando ci siamo noi non c’è la morte, quando c’è la morte noi non siamo piú. Non è nulla dunque, né per i vivi né per i morti, perché per i vivi non c’è, e i morti non sono piú. [...]
Epicuro, Epistola a Meneceo
In ogni caso potrei trovare latte o zolfo, rinascere topo o lombrico, finire in un altro mondo tale e quale a questo, ma pieno di zombie o diventare tutt'uno con ogni creatura, morta o nascitura che sia; per ora quello che so è che sto qui e so anche che quando mi capiterà di morire preferirei non tornare in vita come un vampiro o qualcosa di simile, quindi avrei in mente di donare gli organi sani (se ce ne saranno) e di fare un bel falò** con gli scarti, perché, utilizzando le parole della nota scrittrice Ada Succede:
"Prima o poi tocca a tutti."*anche se il suo corpo continua a girovagare per il mondo come se nulla fosse.
**sarebbe carino in riva al mare, ma da noi non credo si possa fare.
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mercoledì 4 maggio 2011
minore di tre
Per i temi trattati la parte finale del seguente post sarà scritta in l33t.
Le innovazioni tecnologiche degli ultimi decenni ci hanno permesso di comunicare con chiunque da e verso qualunque posto del mondo, di rimanere sempre aggiornati su... praticamente tutto, di sapere cosa sta facendo qualcuno in un determinato momento (anche quando essenzialmente non ce ne fregherebbe niente) e di essere praticamente sempre visibili e controllabili (che culo!).
A nuovi mezzi di comunicazione corrispondono nuovi linguaggi; vista l'esigenza di rapidità e di risparmio (a volte non necessario) di caratteri, questo nuovo linguaggio si è evoluto fino alla comparsa delle famigerate emoticon.
Immagino le conosciate tutti, alcune a volte risultano quasi incomprensibili, ma ce n'è uno in particolare di cui vorrei parlare:
14 53M|O11|=1(4210N3 M1 53M|3|24 4|3|34574N24 3((3551\4, 017|237(_)770 11 519N1|=1(470 N0N 3' Q(_)3110 13773|2413, |O3|2(|-|3' (0N "<3" 51 1N73N|)3 Q(_)41(054 71|O0 "71 \09110 |33N3" 0 Q(_)41(054 |)1 51M113.
Non ho mai usato questa emoticon consapevolmente, ma mi rendo conto che, molto probabilmente, ho lanciato questo messaggio a quasi tutti i miei professori di matematica o simili. In realtà mi sento di sottoscrivere il messaggio inconsapevole solo riferendomi a uno dei destinatari.
50N0 (4M|31473 (_)N 54((0 |)1 (053 |)4 Q(_)4N|)0 Q(_)3574 |O3|250N4 (3|2(4\4 |)1 (0N519114|2M1: N0N |-|0 1N7|24|O|2350 14 57|24|)4 5(_)993|2174; 131 3' M0|274; 10 N0N 50N0 4N|)470 4 7|20\4|214; 09N1 74N70 |O3N50 4 (0M3 54|23|3|33 4N|)474 53 13 4\3551 |)470 45(0170.
Le innovazioni tecnologiche degli ultimi decenni ci hanno permesso di comunicare con chiunque da e verso qualunque posto del mondo, di rimanere sempre aggiornati su... praticamente tutto, di sapere cosa sta facendo qualcuno in un determinato momento (anche quando essenzialmente non ce ne fregherebbe niente) e di essere praticamente sempre visibili e controllabili (che culo!).
A nuovi mezzi di comunicazione corrispondono nuovi linguaggi; vista l'esigenza di rapidità e di risparmio (a volte non necessario) di caratteri, questo nuovo linguaggio si è evoluto fino alla comparsa delle famigerate emoticon.
Immagino le conosciate tutti, alcune a volte risultano quasi incomprensibili, ma ce n'è uno in particolare di cui vorrei parlare:
<3
che, con molta fantasia, dovrebbe essere equivalente a questo:14 53M|O11|=1(4210N3 M1 53M|3|24 4|3|34574N24 3((3551\4, 017|237(_)770 11 519N1|=1(470 N0N 3' Q(_)3110 13773|2413, |O3|2(|-|3' (0N "<3" 51 1N73N|)3 Q(_)41(054 71|O0 "71 \09110 |33N3" 0 Q(_)41(054 |)1 51M113.
La semplificazione mi sembra abbastanza eccessiva, oltretutto, il significato non è quello letterale, perché con "<3" si intende qualcosa tipo "ti voglio bene" o qualcosa di simile.
N0N |-|0 M41 (_)5470 Q(_)3574 3M071(0N (0N54|O3\01M3N73, M4 M1 |23N|)0 (0N70 (|-|3, M0170 |O|20|34|311M3N73, |-|0 14N(1470 Q(_)3570 M35549910 4 Q(_)451 7(_)771 1 M131 |O|20|=3550|21 |)1 M473M471(4 0 51M111. 1N |234174' M1 53N70 |)1 507705(|21\3|23 11 M35549910 1N(0N54|O3\013 5010 |21|=3|23N|)0M1 4 (_)N0 |)31 |)3571N474|21.Non ho mai usato questa emoticon consapevolmente, ma mi rendo conto che, molto probabilmente, ho lanciato questo messaggio a quasi tutti i miei professori di matematica o simili. In realtà mi sento di sottoscrivere il messaggio inconsapevole solo riferendomi a uno dei destinatari.
50N0 (4M|31473 (_)N 54((0 |)1 (053 |)4 Q(_)4N|)0 Q(_)3574 |O3|250N4 (3|2(4\4 |)1 (0N519114|2M1: N0N |-|0 1N7|24|O|2350 14 57|24|)4 5(_)993|2174; 131 3' M0|274; 10 N0N 50N0 4N|)470 4 7|20\4|214; 09N1 74N70 |O3N50 4 (0M3 54|23|3|33 4N|)474 53 13 4\3551 |)470 45(0170.
Sono cambiate un sacco di cose da quando questa persona cercava di consigliarmi: non ho intrapreso la strada suggerita; lei è morta; io non sono andato a trovarla; ogni tanto penso a come sarebbe andata se le avessi dato ascolto.
|=0|253 5|349110, M4 |24((|-|1(_)|)3|23 7(_)770 Q(_)3570 1N (_)N "M1N0|23 |)1 7|23" N0N M1 |O4|23 91(_)570, 3' 7|20|O|O0 |O0(0.Forse sbaglio, ma racchiudere tutto questo in un "minore di tre" non mi pare giusto, è troppo poco.
giovedì 28 aprile 2011
PT
PT è un alieno (almeno per me), è un luogo fisico, ma anche un'idea; solitamente un'idea di inefficienza. Oggi ho avuto un incontro ravvicinato del terzo tipo con PT, uno di quelli che non mi capitava di avere da tempo; stranamente il tutto si è svolto abbastanza in fretta.
Per chi non avesse chiaro di chi o cosa stia parlando, chiarisco che con PT non intendo il codice vettore IATA di Capital Cargo International Airlines e West Air Sweden, né il codice ISO 3166-2:IT della provincia di Pistoia (Italia), ma questo.
Sì, sono andato alla posta, qualcuno potrebbe fregarsene (e non farebbe male), effettivamente non è stata un'esperienza esaltante o così particolare da meritare di essere narrata alle future generazioni, ma mi ha fatto notare una cosa che voglio dirvi; ovviamente prima vi beccate una premessa storico letteraria (letteraria perché si parla di posta).
Nell'ormai lontano 1999 nasceva in Italia la Posta Prioritaria, questo servizio doveva essere più rapido e più costoso di quello offerto dalla posta ordinaria; dal 2006 la posta ordinaria non esiste più, tutta la posta è prioritaria, il che, secondo il mio modesto parere significa che la posta è tutta ordinaria, ma viene chiamata prioritaria, perché così (la posta) costa (tosta) di più. Se non credete a quello che dico cito le parole del noto Flash Parr:
Per chi non avesse chiaro di chi o cosa stia parlando, chiarisco che con PT non intendo il codice vettore IATA di Capital Cargo International Airlines e West Air Sweden, né il codice ISO 3166-2:IT della provincia di Pistoia (Italia), ma questo.
Sì, sono andato alla posta, qualcuno potrebbe fregarsene (e non farebbe male), effettivamente non è stata un'esperienza esaltante o così particolare da meritare di essere narrata alle future generazioni, ma mi ha fatto notare una cosa che voglio dirvi; ovviamente prima vi beccate una premessa storico letteraria (letteraria perché si parla di posta).
-inizio della premessa storico letteraria-
Tutti sono speciali, che sarebbe come dire che non lo è nessuno.
-fine della premessa storico letteraria-
Ad oggi, se vogliamo che un/a postino/a o portalettere o operatore/trice letterario/a recapiti una normalissima lettera minatoria vergata di nostro pugno, abbiamo due sole scelte: la Posta Prioritaria, che quindi sarebbe la posta ordinaria più costosa, o la Posta Raccomandata. E questo è il nocciolo del mio ragionamento: secondo voi è normale che anche le lettere debbano essere raccomandate per avere la sicurezza di non essere semplicemente presi in giro con il bel nome di "Prioritaria"? Perché usare proprio la parola "raccomandata" anche in questo caso?
Molto probabilmente, se non vivessi in Italia, non ci avrei mai fatto caso, ma, proprio perché sono nato qui e ho sempre vissuto in un Paese in cui senza la raccomandazione non vai da nessuna parte, questa parola mi ha infastidito. La raccomandazione, la spintarella evidentemente devono essere un qualcosa di quotidiano e familiare per tutti, anche per chi vuole minacciare qualcuno con una lettera o semplicemente spedire la testa mozzata di un cavallo.
Forse solo io lo trovo poco adatto come nome, ma a questo punto, se devo raccomandare qualcuno, fosse anche una semplice lettera, vorrei almeno dei favori sessuali in cambio; sbaglio a pretenderli?
Nel mondo reale nessuno fa una raccomandazione senza ottenere qualcosa in cambio, quindi esigo anche io, dalle poste, un corrispettivo per aver raccomandato una mia lettera; dovrebbero metterlo come servizio opzionale: ogni raccomandazione concede il diritto di usufruire di una prestazione sessuale; ovviamente la contropartita varierà in base al peso della spedizione: si potrà andare da una semplice smanazzata al sesso estremo, passando, come è logico che sia, per un rapporto orale.
Ho anche pronto il nome di questo nuovo servizio: Posta Raccomandata hA/Rd; mi aspetto che lo attivino da un momento all'altro. E poi, proprio come è già successo poco tempo fa, potrebbero contattare Silvio come testimonial del nuovo servizio.
Secondo me avrebbe un successo spropositato, dite di no?
Molto probabilmente, se non vivessi in Italia, non ci avrei mai fatto caso, ma, proprio perché sono nato qui e ho sempre vissuto in un Paese in cui senza la raccomandazione non vai da nessuna parte, questa parola mi ha infastidito. La raccomandazione, la spintarella evidentemente devono essere un qualcosa di quotidiano e familiare per tutti, anche per chi vuole minacciare qualcuno con una lettera o semplicemente spedire la testa mozzata di un cavallo.
Forse solo io lo trovo poco adatto come nome, ma a questo punto, se devo raccomandare qualcuno, fosse anche una semplice lettera, vorrei almeno dei favori sessuali in cambio; sbaglio a pretenderli?
Nel mondo reale nessuno fa una raccomandazione senza ottenere qualcosa in cambio, quindi esigo anche io, dalle poste, un corrispettivo per aver raccomandato una mia lettera; dovrebbero metterlo come servizio opzionale: ogni raccomandazione concede il diritto di usufruire di una prestazione sessuale; ovviamente la contropartita varierà in base al peso della spedizione: si potrà andare da una semplice smanazzata al sesso estremo, passando, come è logico che sia, per un rapporto orale.
Ho anche pronto il nome di questo nuovo servizio: Posta Raccomandata hA/Rd; mi aspetto che lo attivino da un momento all'altro. E poi, proprio come è già successo poco tempo fa, potrebbero contattare Silvio come testimonial del nuovo servizio.
Secondo me avrebbe un successo spropositato, dite di no?
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venerdì 22 aprile 2011
do-d'oh!
Oggi, come ci ricorda Google con uno dei suoi loghi a tema, è il giorno della Terra e, come non ci ricorda Google con uno dei suoi loghi a tema, anche venerdì Santo.
Partendo da queste due considerazioni direi di parlare di estinzioni, e quale migliore esempio di essere estinto del Raphus cucullatus o dodo o dronte? Secondo me nessuno.
Per chi ancora non lo sapesse il dodo (questo il nome più famoso dei tre che gli hanno dato) era un uccello che abitava alle Mauritius, ma non per scelta, lui viveva lì semplicemente perché il nonno del nonno del nonno di suo nonno ci era arrivato volando, e questo ci fa capire immediatamente che il nonno del nonno del nonno del nonno dell'uccello in questione non era per niente scemo (perché, dico, poteva anche andare a vivere in Antartide, per esempio, e invece no! Lui ha scelto le Mauritius, se non è stato intelligente lui, allora i pinguini cosa sono?).
Il figlio di questo intelligente uccello si trovò praticamente ad avere una vita tipo villaggio turistico, anzi meglio: aveva il mare, un sacco di amici con cui fare quello che voleva, tutta la frutta che poteva desiderare e anche di più e, soprattutto, non c'era l'animazione.
Non passarono neanche due generazioni che tutti i discendenti dell'uccello intelligente persero la capacità di volare, in cambio ottennero un culo di dimensioni eccezionali, roba che Valeria Marini al confronto è un'aringa*; forse anche perché ormai non volava più, questa terza generazione si aggirava per l'isola pensando di partecipare ad un noto reality condotto da Simona Ventura... praticamente sembravano dei dementi su una spiaggia (l'unica differenza era che loro non dimagrivano e non pensavano di essere famosi).
In pratica il dodo era il risultato di una vita a metà tra il reality e il villaggio turistico: un uccello incapace di volare che deponeva le uova dove gli capitava, soprattutto in luoghi in cui potevano essere facilmente calpestate.
Fu così che il dodo cessò di esistere. Chissà che tristezza la vita dell'ultimo dodo!
Ammetto di essere un po' dispiaciuto che questo animale non esista più, ma forse era troppo stupido continuare a vivere.
Dite che gli stupidi sono destinati a estinguersi come il dodo?
Io non ne sarei certo, dopotutto se la madre dei cretini è sempre incinta, è difficile che la specie si estingua... però, nel dubbio, non sarà il caso di iniziare a scrivere una lista di nomi da inserire tra le specie a rischio di estinzione? Forse arrivati a un certo punto si potrebbe mandarla al WWF, chissà, magari alla fine decideranno di prendere Flavia Vento al posto del panda!
Secondo me potrebbe funzionare.
Avete qualche nome da suggerire?
Buon Earth day quasi finito a tutti!
*e non ho usato la parola sardina, perché nel suo caso avrei dovuto usare sardona, ma non tardona (o forse sì?).
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| il logo che avrei messo io oggi |
Per chi ancora non lo sapesse il dodo (questo il nome più famoso dei tre che gli hanno dato) era un uccello che abitava alle Mauritius, ma non per scelta, lui viveva lì semplicemente perché il nonno del nonno del nonno di suo nonno ci era arrivato volando, e questo ci fa capire immediatamente che il nonno del nonno del nonno del nonno dell'uccello in questione non era per niente scemo (perché, dico, poteva anche andare a vivere in Antartide, per esempio, e invece no! Lui ha scelto le Mauritius, se non è stato intelligente lui, allora i pinguini cosa sono?).
Il figlio di questo intelligente uccello si trovò praticamente ad avere una vita tipo villaggio turistico, anzi meglio: aveva il mare, un sacco di amici con cui fare quello che voleva, tutta la frutta che poteva desiderare e anche di più e, soprattutto, non c'era l'animazione.
Non passarono neanche due generazioni che tutti i discendenti dell'uccello intelligente persero la capacità di volare, in cambio ottennero un culo di dimensioni eccezionali, roba che Valeria Marini al confronto è un'aringa*; forse anche perché ormai non volava più, questa terza generazione si aggirava per l'isola pensando di partecipare ad un noto reality condotto da Simona Ventura... praticamente sembravano dei dementi su una spiaggia (l'unica differenza era che loro non dimagrivano e non pensavano di essere famosi).
In pratica il dodo era il risultato di una vita a metà tra il reality e il villaggio turistico: un uccello incapace di volare che deponeva le uova dove gli capitava, soprattutto in luoghi in cui potevano essere facilmente calpestate.
Fu così che il dodo cessò di esistere. Chissà che tristezza la vita dell'ultimo dodo!
Ammetto di essere un po' dispiaciuto che questo animale non esista più, ma forse era troppo stupido continuare a vivere.
Dite che gli stupidi sono destinati a estinguersi come il dodo?
Io non ne sarei certo, dopotutto se la madre dei cretini è sempre incinta, è difficile che la specie si estingua... però, nel dubbio, non sarà il caso di iniziare a scrivere una lista di nomi da inserire tra le specie a rischio di estinzione? Forse arrivati a un certo punto si potrebbe mandarla al WWF, chissà, magari alla fine decideranno di prendere Flavia Vento al posto del panda!
Secondo me potrebbe funzionare.
Avete qualche nome da suggerire?
Buon Earth day quasi finito a tutti!
*e non ho usato la parola sardina, perché nel suo caso avrei dovuto usare sardona, ma non tardona (o forse sì?).
domenica 13 marzo 2011
post censurabile
La RAI ha deciso di non trasmettere il trailer che vi posto qui sotto
Le ragioni di questa decisione sono da ricondursi alla presenza nel video della defunta madre del premier, o almeno questo è quello che hanno detto e che ho letto qui.
Penso di poter parlare in questo caso di censura preventiva, infatti, il trailer non viene trasmesso per evitare possibili azioni risarcitorie per offesa alla memoria della defunta.
Non notando queste offese, perché mi sembra di vedere solo una donna che parla del figlio dichiarando quello che per lei è vero, mi chiedo se questa non sia semplicemente una scusa, neanche troppo credibile, per non pubblicizzare un film che potrebbe risultare scomodo per qualcuno.
In genere la sola parola "censura" porta le italiche menti verso un'epoca, neanche troppo arcaica, durante la quale un forte potere centrale aveva la tendenza ad impedire un allontanamento dal "corretto" modo di pensare impedendo di esprimere, totalmente o in parte, la propria opinione; considerando che la situazione odierna è stata accostata più volte a quel determinato periodo storico, chi ha deciso di impedire la messa in onda di quello che è semplicemente un messaggio pubblicitario si è reso conto di aver contribuito al rafforzamento di un'immagine di tale tipo e di aver dato in questo modo una visibilità ancora maggiore al film stesso?
Che poi, diciamocela tutta... il trailer non è niente di che, l'unica punto che strappa un sorriso (anche se non proprio allegro) è proprio la frase della mamma morta, e non basta a farmi venire la voglia di andare a guardare un film del genere*.
Ritornando a noi, e smentendo in parte me stesso (come ho fatto dall'inizio del post, perché mi andava), ogni volta che accade una cosa simile trovo molto simpatiche le affermazioni che tirano in ballo bavagli vari, perché vengono fatte da persone che fingono di non sapere che lo scopo del trailer era proprio quello di farsi imbavagliare, infatti, come spesso accade quando non c'è nulla di bello da mostrare, si punta allo scandalo e alla censura; sarò io che penso male, ma, di solito, se qualcosa merita veramente di essere censurato, viene fermato ancora prima di partire, nella fattispecie, se il contenuto del film fosse stato così scandaloso e pericoloso, sicuramente le riprese non sarebbero mai partite.
In pratica mi sembra lo stesso meccanismo della selezione all'ingresso: vorresti entrare in qualche locale, arrivi all'ingresso e trovi la fila, aspetti il tuo turno e quando entri scopri che in realtà c'era più gente fuori che dentro, ma ormai sei entrato e sei costretto a pagare, anche se non vuoi rimanere. La fila non è reale, è creata appositamente per far avvicinare altre persone, che, partendo dal concetto che un locale affollato è un bel locale, si convincono che valga realmente la pena di fare la fila.
In ultima analisi vorrei dire delle cose, ma mi autocensuro... non le saprete mai.
*sì, l'ho giudicato senza vederlo, sono veramente superficiale.
Le ragioni di questa decisione sono da ricondursi alla presenza nel video della defunta madre del premier, o almeno questo è quello che hanno detto e che ho letto qui.
Penso di poter parlare in questo caso di censura preventiva, infatti, il trailer non viene trasmesso per evitare possibili azioni risarcitorie per offesa alla memoria della defunta.
Non notando queste offese, perché mi sembra di vedere solo una donna che parla del figlio dichiarando quello che per lei è vero, mi chiedo se questa non sia semplicemente una scusa, neanche troppo credibile, per non pubblicizzare un film che potrebbe risultare scomodo per qualcuno.
[mi chiedo se questa sia la tecnica giusta per cercare di affossare il film stesso; non sarebbe meglio far passare il trailer in orari improponibili e mettere a tacere la vicenda?]
In genere la sola parola "censura" porta le italiche menti verso un'epoca, neanche troppo arcaica, durante la quale un forte potere centrale aveva la tendenza ad impedire un allontanamento dal "corretto" modo di pensare impedendo di esprimere, totalmente o in parte, la propria opinione; considerando che la situazione odierna è stata accostata più volte a quel determinato periodo storico, chi ha deciso di impedire la messa in onda di quello che è semplicemente un messaggio pubblicitario si è reso conto di aver contribuito al rafforzamento di un'immagine di tale tipo e di aver dato in questo modo una visibilità ancora maggiore al film stesso?
Che poi, diciamocela tutta... il trailer non è niente di che, l'unica punto che strappa un sorriso (anche se non proprio allegro) è proprio la frase della mamma morta, e non basta a farmi venire la voglia di andare a guardare un film del genere*.
Ritornando a noi, e smentendo in parte me stesso (come ho fatto dall'inizio del post, perché mi andava), ogni volta che accade una cosa simile trovo molto simpatiche le affermazioni che tirano in ballo bavagli vari, perché vengono fatte da persone che fingono di non sapere che lo scopo del trailer era proprio quello di farsi imbavagliare, infatti, come spesso accade quando non c'è nulla di bello da mostrare, si punta allo scandalo e alla censura; sarò io che penso male, ma, di solito, se qualcosa merita veramente di essere censurato, viene fermato ancora prima di partire, nella fattispecie, se il contenuto del film fosse stato così scandaloso e pericoloso, sicuramente le riprese non sarebbero mai partite.
In pratica mi sembra lo stesso meccanismo della selezione all'ingresso: vorresti entrare in qualche locale, arrivi all'ingresso e trovi la fila, aspetti il tuo turno e quando entri scopri che in realtà c'era più gente fuori che dentro, ma ormai sei entrato e sei costretto a pagare, anche se non vuoi rimanere. La fila non è reale, è creata appositamente per far avvicinare altre persone, che, partendo dal concetto che un locale affollato è un bel locale, si convincono che valga realmente la pena di fare la fila.
In ultima analisi vorrei dire delle cose, ma mi autocensuro... non le saprete mai.
*sì, l'ho giudicato senza vederlo, sono veramente superficiale.
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